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giovedì 22 ottobre 2015

Le bacche rosse dell'autunno

Una stagione l’autunno che spesso induce l’animo alla malinconia forse perché anche l’uomo come la natura sente lo stimolo più verso l’interiorità al contrario della primavera e dell’estate dove lo stimolo è più forte verso l’esteriorità.
Madre terra si prepara al cambiamento e anche noi la seguiamo con i doni tipici di questa stagione ricchi delle giuste sostanze che ci serviranno per affrontare al meglio il freddo dell’inverno. Bacche frutti e semi che sono un concentrato dell’energia del sole dell’estate, immagazzinata al loro interno e pronta per essere donata a noi. 
Fare delle passeggiate in campagna in queste tiepide giornate autunnali ci aiuta ad immedesimarci nella vita degli animaletti selvatici e quindi a fare provviste e raccogliere queste belle bacche colorate che la natura ci regala. 


Il lentisco è un arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea e qua in Sardegna si trova un po’ dappertutto. Una bella pianta rustica che ha il suo forte e caratteristico aroma resinoso. Nel mondo agro-pastorale si racconta che proprio da questa resina un tempo si ricavava una sostanza che veniva masticata  per rafforzare le gengive e sbiancare i denti. Dalle bacche che sono in piena maturazione, tramite spremitura, si ottiene anche l’olio di lentisco, un tempo molto utilizzato in ambito gastronomico e poi relegato come combustibile per lampade da illuminazione per poi finire nel dimenticatoio. 
I contadini di un tempo conoscevano bene le proprietà di questo straordinario arbusto dalla quale si ricavava la legna, la resina e l’olio dalle bacche. A detta degli anziani del paese anche le foglie erano un tempo utilizzare, soprattutto dai contadini e dai pastori che le mettevano nelle scarpe con i piedi avvolti nei panni per evitare problemi dovuti alla sudorazione.
Oggi quest’olio aromatico, in Sardegna chiamato “ollu e stincu” è tornato alla ribalta sia per uso medicinale che alimentare e insieme all’olio di olivastro che da noi si chiama “sa mamma de s’ollu”, è da tempo sotto esame dai ricercatori universitari anche se i nostri antenati già conoscevano le sue proprietà. 
Fra le tante la rosa canina ha il posto d’onore, però non raccogliamole tutte perché servono realmente a tanti animaletti selvatici che in inverno si nutrono proprio di queste bacche e aiutano la pianta a riprodursi. In questa piccola bacca è racchiuso un concentrato di sostanze benefiche, da utilizzare sotto forma di tisane, marmellate, ma anche fresca, appena raccolta facendo molta attenzione a pulirle bene privandole dei semi e della peluria interna e sciacquarle bene sotto l’acqua corrente. Da inserire in una fresca macedonia, da gustare insieme a qualche altra bacca autunnale o anche in bel frullato con mele e carote. Una curiosità: il nome rosa canina giunge a noi dalla lontana  epoca romana dagli scritti di Plinio il Vecchio dove narra come i decotti di questo arbusto fossero stati efficaci per far guarire un soldato dalla rabbia.
Possiamo dire che le piante e gli arbusti da bacche in questo periodo oltre che abbellire e colorare un angolo di orto o di giardino sono anche gradite dagli uccelli alla quale forniscono una fonte supplementare di cibo, riparo e rifugio dai loro predatori naturali e a suo tempo anche supporto per i loro nidi. Diciamo che sono utili in ogni stagione dell’anno come, in primavera, quando producono tanti fiorellini profumati che attirano una grande varietà di insetti impollinatori utilissimi per la biodiversità.

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